FANTABODY meets

Celebrating creative women

“made in Italy”

Scritto e ideato da Maddalena Iodice

Fotografia di Olimpia Taliani De Marchio


Costanza Starrabba

Illustratrice

Con le sue illustrazioni Costanza indaga il corpo femminile, lo accoglie, lo esplora. Nel suo universo metafisico, le regole di luce e prospettiva si annullano, lasciando che affascinanti e sinuosi volumi riempiano lo spazio. La sua grammatica visiva ci ricorda che cos’è la libertà: libertà creativa, libertà di essere se stessi a pieno, libertà di amarsi in tutte le forme. Libertà di esistere.

 

 

 

Costanza in tre parole: un profumo, un colore, un sapore.

Ambra, trovata per caso tanto tempo fa dentro una scatolina di legno, me ne sono innamorata.
Il verde acqua perché è un colore composto e complesso da ottenere, al di là di ciò che forse si immagina: poco blu, un pò di giallo, tanto rosso. Un sapore, quello dei fichi: semplicemente, sono buoni.

Come nascono le tue illustrazioni?

C’e una grammatica nel mio lavoro, composta da cose che mi rimangono impresse a livello inconscio.
Scarpe con il tacco e forme femminili, bocche, occhi, fiori, vasi, forme che occupano e riempiono lo spazio, sono per me molto affascinanti da riprodurre. Mi piace osservare il modo con il quale queste forme si relazionano tra di loro, poggiandosi le une sulle altre, ed esplorare i loro punti di contatto. Dove cade un’ombra, come s’increspa una superficie… Una grammatica a metà tra fisico e metafisico

Cosa dice di te il tuo modo di disegnare?

Al centro del mio linguaggio risiede una profonda analisi del corpo femminile. Un’indagine sui corpi e sull’estetica delle forme ed il loro rapporto con lo spazio.
Io ho sempre odiato la prospettiva, non l’ho mai veramente capita, così come non sono mai riuscita a traslare correttamente il rapporto ombre e luci. Ma quando sono stata io a cambiare la prospettiva con la quale guardavo le cose intorno a me, la mia estetica ha preso forma trasformandosi in un linguaggio libero da regole di costrizione e realismo. Nel mio lavoro racconto un altro universo, nel cui spazio ombre e luci si combinano liberamente, magari arrivando da sette punti diversi. Un gioco di deformazioni che va oltre il principio prospettico. E forse, tutto questo racconta bene del mio bisogno di libertà. Libertà creativa.

Che rapporto hai con il tuo corpo?

Complesso. Vado a fasi alterne. Ci sono punti del mio corpo che a volte amo, e a volte no. Il corpo femminile cambia continuamente, e forse è da qui che nasce il mio desiderio di esplorarlo, per comprenderlo meglio, e disegnarlo. Il modo in cui vedo me stessa influenza molto le mie illustrazioni.
È un rapporto che riassumerei così: Non mi piaci, ma mi piaci, perché per poterti disegnare devo capire bene come sei fatto.

Qual è la parte di te che ti piace di più?

Il seno, lo sterno, le spalle, le mie braccia.

Cosa ti fa sentire viva?

I rapporti umani. Lo scambio, il confronto. Ma anche il rapporto con me stessa e la capacità di dimostrami che sono in grado di fare dei grandi cambiamenti, di elevarmi umanamente e professionalmente, accogliendo il cambiamento e le metamorfosi che la vita ci chiede di mettere in atto.
Prendere coscienza del cambiamento come un processo di continua evoluzione e crescita, questo mi fa sentire viva, mi da la spinta.


Greta Futura

Digital Creator & Founder of Mulieris Magazine

Greta è forza gentile, e la dimostrazione che anche le idee più istintive ed embrionali se nutrite da passione e fiducia possono trasformarsi in qualcosa di bellissimo e concreto. Come il progetto Mulieris, magazine indipendente fondato insieme a Sara Lorusso, che valorizza il lavoro di donne, artiste e creative, incentivando il dialogo attorno a temi come l’uguaglianza di genere. Anima poliedrica, che Greta si trovi da un lato o dall’altro della macchina fotografica, il suo discorso cerca sempre di andare oltre la semplice componente estetica.

Greta in tre parole: un profumo, un colore, un sapore.

Il sapore del the, lo bevo costantemente, mi aiuta a rilassarmi sopratutto quando lavoro. Tra i colori, il rosso, intenso e deciso, quando lo indosso mi sento me stessa. Un odore, è quello del limone: da sempre ne mangio moltissimo e sono abituata a sentirne l’odore amarognolo della buccia sulle mani.

Fotografa, modella, editor come racconteresti quello che fai?

È una domanda interessante, e la stessa che spesso mi pongo anche io. Di solito rispondo che sono una persona “trattino”. Faccio molte cose diverse, ma forse si possono riassumere dicendo che lavoro con l’immagine e la rappresentazione del corpo, che sia il mio, quando poso come modella, quello di qualcun altro quando lavoro come fotografa o nel contesto del dialogo che portiamo avanti con Mulieris a metà tra moda e arte. Che sia dietro o davanti alla macchina fotografica la mia riflessione va sempre oltre la componente puramente estetica.

Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata nel campo artistico?

Sin da quando ero piccola ho mostrato un’inclinazione creativa, che fosse pittura o fotografia. Ma non ho mai creduto veramente di poter avere un futuro nell’arte o nella moda, tanto che al momento di scegliere il liceo, pur sognando di fare l’artistico, mi sono iscritta ad un indirizzo che ritenevo essere più “strutturato”: scienze umane. Ma non ho mai smesso di fare fotografie, all’ultimo anno mi capitava di saltare moltissime lezioni per poter lavorare come fotografa; e forse quello è stato il momento in cui mi sono resa conto che sarebbe potuto divenire qualcosa di concreto.

Come nasce il progetto Mulieris?

Il progetto nasce in modo molto intuitivo assieme a Sara Lorusso, mia amica e compagna di corso all’università. Io ero in un momento particolare, forse proprio quando si è alla ricerca di se stessi, si creano le cose più belle ed interessanti. Le dissi che mi sarebbe piaciuto creare qualcosa che promuovesse le donne creative, magari una piattaforma online… era un’idea davvero embrionale che però riassumeva una necessità comune. Il primo passo fu aprire un account Instagram nel quale ogni mese veniva proposto un tema e condiviso il lavoro delle artiste che si proponevano di lavoravi sopra. Il progetto per un breve periodo è stato declinato anche su un sito online prima di assumere una forma cartacea.
Il numero zero “Shapes”, stampato in sole 100 copie, è stato un numero di prova, ma il riscontro talmente positivo che ci ha dato la spinta per dare una forma sempre più concreta al progetto. Mulieris diviene così un magazine bi-annule. Oggi, siamo al secondo numero “Shame” e stiamo lavorando al terzo, in uscita a Dicembre.
Sarà leggermente diverso perché caratterizzato da due temi contrapposti: “Drive e Stop”. Volevamo indagare cose ci spinge e ci ispira nel fare ciò che facciamo e cosa invece ci frena, ci inibisce dal farlo.

Cosa significa per te essere una donna oggi?

Significa iniziare ad imporsi in modo più deciso e osservare quali sono i risultati delle rivendicazioni che sono state portate avanti negli ultimi anni. C’è un lavoro collettivo in corso, che pone l’accento su situazioni che devono assolutamente cambiare. Abbiamo imparato a dare un nome a ciò che non è più socialmente accettabile. Oggi, essere donna significa continuare a combattere, nonostante sia paradossale dover usare un termine comunemente associato alla guerra per rivendicare la possibilità di esistere in pace e di educare la coscienza collettiva.

Come ti prendi cura di te stessa e cosa ti fa sentire bene?

La verità è che faccio molta fatica a prendermi cura di me stessa. Se uno dei miei migliori pregi è quello di prendermi costantemente cura di ciò che ho intorno e delle persone che mi circondano, dall’altro questa attitudine mi porta spesso a trascurarmi e sentirmi priva di energie. Il modo in cui cerco di riequilibrarmi è imparare a dire anche dei no e concedermi delle pause, sopratutto per scrivere, per me molto terapeutico. Ho ricominciato a nuotare, una delle poche cose che mi aiuta a staccare e sfogarmi.

Cos’é per te la femminilità?

Per me è cura, verso se stessi e gli altri, è forza e determinazione. È anche grazia, una parola che per me ben racconta di una delicatezza che nasce dall’essere forti senza aggressività.


Gaia Venuti

Business Woman & Creative Director

“Se mi arriva un’idea è perché deve essere sviluppata.”

Grintosa e affabile. Gaia ha seguito il profumo del vento. Il profumo della libertà facendo esattamente ciò che la rende felice. Dando forma a idee come Bahama Mama, luogo dedicato al benessere, alla cura di sé e degli altri. Un ambiente curato nei dettagli, negli oggetti e nei colori, che diviene precursore di quello che sarà il percorso di Gaia nell’interior design con Gaia Home Project. Un’esperienza di restyling dell’ambiente abitativo, ma anche una casa speciale in Grecia, dove accoglie amici e viaggiatori. L’uso del colore è forse il filo conduttore del suo linguaggio creativo che ha saputo trovare la strada per esprimersi anche nella gioielleria con Eroine999.

Cos’e per te la bellezza?

È uno stato mentale. È sentirsi vivi, iberi e potenti di poter ottenere quello che si vuole.

Gaia in tre parole: Un profumo, un colore, un sapore

Un profumo per me è il profumo del vento. Anche se non ha un vero e proprio odore è qualcosa che mi ricorda la libertà. Mi ricorda ogni giorno di essere esattamente quella che sono, e che posso essere dove voglio. Un colore, è il verde, mi ricorda la natura, la campagna da dove vengo. Un sapore è il piccante, in cucina, e nella vita.

Ti esprimi in tanti campi diversi. Qual è la parte del processo creativo che ami di più ?

La parte che amo di più è dare forma alle molteplici idee che ho in testa. È nel tentativo di incanalare le immagini che ho nella mente che nascono i progetti. Se mi arriva un’idea è perché deve essere sviluppata, il baco di seta che diviene farfalla. Questo per me è il processo più interessante.

Come nasce Eroine999?

Nasce perché avevo voglia di tornare a quando ero bambina. A quando guardando i gioielli di mia mamma mi dicevo, prima o poi gli avrò anche io. Nasce così, dall’idea di ritrovare una femminilità un pò più audace. Riportare in vita i sogni di quando ero piccola.

 

 

 

Un consiglio a te stessa.

È un consiglio che mi diede mio padre quando ero piccola e che tuttora porto con me ripetendolo come un mantra: Fai quello che ti rende felice. Se quello che fai non ti porta felicità, non è la strada giusta.