FANTAMEETS

FANTABODY meets

Celebrating creative women

“made in Italy”

Scritto e ideato da Maddalena Iodice

Fotografia di Olimpia Taliani De Marchio


Arya

Cantautrice

Quello di Arya con la musica è un rapporto viscerale e atavico iniziato a ritmo di salsa quando da piccola ascoltava il papà musicista suonare a casa. Oggi per Arya la musica è introspezione e condivisione, è la necessità di esprimersi attraverso la voce ed il corpo, è la possibilità di entrare in contatto con gli altri, perché in fondo c’e qualcosa di universale nel modo in cui tutti noi sperimentiamo esperienze e sensazioni.

Arya in tre parole, un profumo, un colore, un sapore.

Il legame con la natura è per me da sempre molto forte. Forse l’odore che più mi riporta a questa dimensione è quello di prato, erbaceo e avvolgente. L’azzurro è sempre stato il mio colore preferito, è il colore del mare, che racconta bene della mia forte connessione con l’elemento acqua. L’agrodolce infine, è il sapore che più mi corrisponde: esistono sapori apparentemente contrastanti che non ci saremmo mai aspettati potessero coesistere, e invece assieme, stanno benissimo.

Qual è la storia del tuo nome?

È il mio nome di battesimo. Durante la gravidanza mia mamma usava praticare yoga e fare meditazione, durante una seduta mi visualizzò come un essere leggero poggiato su una nuvola, all’insegnante, amica di mia mamma, apparve la lettera A, mia zia mi visualizzò come una sirenetta che la giudava nel mare. Ariel sembrava una scelta banale…Arya convinse tutti. Sono molto fiera del mio nome.

Raccontami del tuo rapporto con la musica, quando hai capito di voler veramente investire in questo percorso?

Mio padre è un cantate di salsa, la musica a casa nostra ha sempre avuto un ruolo centrale ed io ho iniziato a cantare quando ero ancora piccolissima. Poi c’e stato il periodo delle lezioni di canto, ancora adesso almeno una volta al mese ripasso un pò di tecnica, le prime band durante il liceo, qualche piccolo concerto dal vivo… L’Università ha rappresentato un momento di passaggio durante il quale mi sono chiesta cosa volessi fare veramente. L’idea era quella di studiare, ma continuare a coltivare questa passione. Ho iniziato a scrivere testi miei, il mio primo pezzo risale al 2018. Poi ho conosciuto i ragazzi dell’etichetta indipendente Atelier 71, lavorare assieme è stato fin da subito molto naturale e forse proprio l’incontro con loro mi ha fatto pensare: Ok, posso farlo davvero!

Com’è l’industria musicale oggi? Secondo te la musica dovrebbe avere un ruolo specifico?

Non necessariamente. Non penso che tutta la musica debba essere sociale. Tuttavia oggi, quello che mi sembra si sia perso, è il concetto di musica come autentica espressione dell’artista. È tutto così artefatto… agli artisti spesso viene chiesto di crearsi un personaggio e una credibilità social ancora prima di poter coltivare la loro musica, e allora mi domando: non è che abbiamo perso di vista l’obiettivo principale?

E tu che rapporto hai con i social media?

È un rapporto che ho vissuto male per diverso tempo, ma adesso sto cominciando a riappropiarmene. Trovo che per un artista, questa costante rincorsa della visibilità social sia erodente. La tendenza a voler mostrare che si stanno facendo cose, anche quando in realtà non le si sta facendo davvero, solo per cercare di essere rilevanti e presenti rischia solo di mettere in secondo piano quella che dovrebbe essere la reale esigenza di un artista: esprimersi. Dunque, io cerco di pubblicare qualcosa solo quando ne ho voglia ed ho veramente qualcosa da dire, non per soddisfare il voyeurismo altrui.

Cosa desideri sperimentino le persone attraverso la tua musica?

I miei brani sono fortemente autobiografici. Racconto di me, di ciò che sento, del mio vissuto. Dopo l’uscita di Peace of Mind, tante persone mi hanno detto di essersi rispecchiate nei miei testi. Questo per me è stato molto bello. In fondo, c’e qualcosa di universale nel modo in cui tutti noi sperimentiamo esperienze e sensazioni. Il mio obiettivo è questa possibilità di empatia e condivisione, lasciare che le persone si connettano con me attraverso la musica.

La musica e la performance dal vivo hanno in qualche modo influenzato il rapporto con il tuo corpo?

Sì assolutamente, come performer sono cambiata molto, l’esperienza prima con Ghemon, e poi con Venerus è stata una vera scuola e mi ha permesso di crescere moltissimo. Il rapporto con il mio corpo è problematico, un pò come per tutti ed è in continua trasformazione. Le lezioni di canto in questo senso mi hanno aiutata moltissimo, sono state quasi terapeutiche.La voce è un organo interno, e dunque soggetta a costanti variazioni dovute al nostro stato fisico ed emotivo, ma anche al clima, ad esempio, il mio insegnate mi ripete sempre che devo imparare ad accettarla per com’è ogni giorno, e questo è esattamente ciò che cerco di fare anche con il mio corpo. Lo sento e lo vedo cambiare costantemente e se da un lato questo mi spaventa, dall’altro mi ricorda di accettarlo, accoglierlo, amarlo. Stare su un palco però significa essere completamente esposti, e non è sempre facile. Durante uno dei primi concerti nei quali mi esibivo come corista, qualcuno dal pubblico gridò “Faccele vedere!” e non posso negare che da quel momento in avanti ho vissuto lo stare sul palco con una certa difficoltà. Qualcosa è cambiato durante questo ultimo tour con Venerus, c’e stato un momento in cui mi sono proprio detta “Divertiti!” e così ho fatto. Scoprire Fantabody ed utilizzare alcuni dei capi durante le performance è stato fondamentale. Per me che non ho il classico fisico europeo, trovare abiti che mi vestissero bene è sempre stato problematico, ma questi body pur esponendo molto il corpo mi hanno fatta sentire completamente a mio agio!

Di cosa sei orgogliosa?

Riascoltando i brani di Piece of Mind, pur trattandosi di pezzi scritti in periodi molto diversi della mia vita, mi rende orgogliosa riconoscermi, ritrovarmi. Quando è nata l’idea di fare un EP per me l’obiettivo è stato sin da subito quelli di non perdermi. Sono orgogliosa di essere riuscita a restare autenticamente me stessa.

Cos’ è per te la femminilità?

Essere semplicemente se stessi.


Thais Montessori Brandao

Stylist & Consultant

Thais conosce l’arte dell’osservare e del creare bellezza attraverso gli abiti. Il suo linguaggio estetico è fortemente influenzato dalle sue radici italo-brasiliane e dalla sua biografia personale, che lo rendono un linguaggio consapevole e necessario: Thais racconta di una bellezza incondizionatamente libera e inclusiva.

 

Thais in tre parole, un profumo, un colore, un sapore.

Multicolore, vale? Un profumo il patchouli, me ne cospargo il corpo e di conseguenza l’odore invade tutta la casa. Un sapore, quello del latte di cocco, tipico della cultura brasiliana, è un ingrediente che ho integrato nelle mie abitudini e che mi ha passato mio padre.

 

Lavori con gli abiti, il corpo, l’immagine. Da dove arriva il desiderio di creare qualcosa di bello?

Il desiderio di creare bellezza arriva dalla mia infanzia e mi è stato in qualche modo regalato dai miei genitori. Sono attori di teatro e io sono cresciuta dietro le quinte, tra le scenografie, mentre li guardavo esibirsi.
I teatri vuoti sono ambienti onirici che hanno decisamente influenzato la mia ricerca estetica. Mi sono sempre sentita privilegiata a poter vivere quegli spazi, prima che venissero riempiti dal pubblico. Èd è li che è nato il desiderio di creare qualcosa di bello per gli altri.

 

Come ti sei avvicinata allo styling?

L’incontro con il mondo dello styling è stato casuale, curioso. Quando ero adolescente i miei partecipavano ai progetti di scambio culturale per studenti internazionali; una volta ospitammo questa ragazza spagnola che frequentava lo IED, che nel giorno di Halloween mi aiutò a realizzare un vestito da strega. Prese due stoffe che avevo in casa e con grande disinvoltura ne strappò alcuni lembi per farne un abito, io rimasi affascinata dalla sicurezza di quel gesto, e pensai “nooo io voglio fare questo!”.
In seguito studiai collezione presso la NABA, volevo davvero capire come fossero costruiti i vestiti, ma posso dire che lo styling è una di quelle cose che s’impara sul campo, facendo esperienza. Sia assistendo, che poi, piano piano lavorando in autonomia.

Cos’ è per te la moda oggi?

È il modo con il quale la società si esprime. Un linguaggio che parla del periodo storico che stiamo vivendo.
Spesso mi capita di guardare come sono vestite le persone, comprendere e osservare questo lessico è uno degli aspetti che mi piace di più. Il rapporto tra quello che viene presentato in passerella e il modo con il quale viene reinterpretato in strada è complesso e affascinante, talvolta è la strada stessa a contaminare le collezioni di moda.

 

Oggi il linguaggio dell’immagine sta andando davvero in una direzione più inclusiva?

C’è sicuramente un movimento positivo verso l’inclusività, molto sentito sopratutto dai brand emergenti che spesso sono fondati proprio su questi valori. Non rientrando nei canoni della donna taglia 38, magari bionda con la pelle chiara, questo cambio di rotta a me ha fatto molto bene, mi sono sentita finalmente rappresentata. Si tratta di un tema che mi sta molto a cuore, sopratutto nel mio lavoro, sono quindi felice di questa spinta positiva verso il cambiamento anche se mi rendo perfettamente conto di come a volte ci siano altrettante realtà che cavalcano l’onda del trend in maniera prettamente performativa.

 

So che sei Italo-brasiliana. Che rapporto hai con le tue origini? Come influenzano il tuo linguaggio estetico?

Ho da sempre un rapporto d’amore e odio con la mia doppia origine, non l’ho sempre vista come una ricchezza. Tanti ragazzi e ragazze di seconda generazione nel periodo dell’adolescenza cercano di allontanare il più possibile quelli che sono elementi di diversità per integrarsi e io quando ero più piccola, ho fatto esattamente questo. Nessuno mi somigliava, né in televisione, né nelle pubblicità, tantomeno in strada essendo l’immigrazione un fenomeno relativamente recente in Italia. Io e una ragazza filippina eravamo le uniche diverse in classe. Sono cresciuta senza rappresentazione e quindi con la sensazione di essere sbagliata. Di riflesso tentavo di allontanare e respingere la mia afro-discendenza: non prendevo il sole, mi stiravo i ricci…
Nello styling, tutto il mio lavoro si basa sulla de-colonizzazione degli standard di bellezza e sulla volontà di riavvicinarmi alle mie origini afro-brasiliane.

Che rapporto hai con il tuo corpo ?

Anche il mio corpo ho imparato ad accettarlo con il tempo. Devo dire che i trent’anni sono stati un momento di consapevolezza abbastanza importante, per me hanno rappresentato autonomia e indipendenza, anche economica, e sono aspetti che mi hanno fatta sentire più libera anche nel modo in cui mi percepisco fisicamente. Anche lo sport mi ha aiutata molto e per quanto io non sia una persona sportiva, mi sono appassionata moltissimo al Crossfit con il quale mi sono riscoperta più forte e scattante.

 

E qual è la parte di te che ami di più ?

Il punto vita ed i polsi.

 

Di cosa sei orgogliosa?

Mi rende orgogliosa riuscire ad ammirare un lavoro finito al termine del processo creativo, il risultato è spesso molto diverso dall’idea di partenza. Ogni volta che lavoro ad un concetto, durante la fase di creazione c’e un mutamento ed il risultato è sempre una sorpresa.

Cosa significa per te essere una donna oggi

Per me essere una donna significa convivere con i valori della creazione e dell’accoglienza. Biologicamente la donna accoglie, e questo è un meraviglioso valore che tutte abbiamo. Ciò non significa che coloro che non passano attraverso il processo della maternità siano meno donne di altre, tutte noi abbiamo questo prezioso dono attraverso il quale osservare il mondo. Dentro una donna il disvalore della distruzione non esiste.


Louise Wawrzynska

Pole Dancer & Pole Teacher

Louise ha un’energia soave e potente che si esprime nella sua personalità tanto quanto nel suo modo di danzare. Quando si muove attorno al palo è elegante e sensuale, sembra leggerissima, eppure la leggerezza, è un concetto complesso che si costruisce nel tempo, con pazienza. La Pole Dance le ha permesso di scoprire le infinite potenzialità del suo corpo, ma sopratutto le ha insegnato ad ascoltarlo e rispettarlo.

Louise in tre parole: un profumo, un colore, un sapore.

Profumi dolci e avvolgenti come la vaniglia, o la rosa. Un colore, il beige. Ma se dovesse essere un colore per la mia casa sceglierei il bianco, pulito e minimale, sta bene con tutto. Un sapore per me, è quello del caffé la mattina, con un goccio di latte d’avena.

Raccontami di più sul tuo percorso nello sport e di come hai scoperto la Pole Dance.

Faccio sport sin da quando ero piccola. Sono sempre stata molto curiosa, quindi ho preso qualche lezione di danza classica, equitazione, boxing, ma perdendo velocemente interesse. L’unica disciplina che ho praticato a livello agonistico è stata l’acrobatica (9-11anni), mio padre era il mio coach, con tutti i pro e i contro della situazione.
La Pole Dance invece l’ho scoperta circa 12 anni fa, per caso. Vidi una foto su Facebook e subito pensai Devo provare! La prima volta però rimasi un pò delusa, non perché non mi piacque, ma era una cosa nuova in Danimarca e veniva insegnata in modo molto basico. Quando però avviarono il corso avanzato mi iscrissi. Forse è stato quando sono riuscita a fare l’inversione per la prima volta, che mi sono innamorata della Pole Dance. Dopo un mese mi chiesero se volessi insegnare. È iniziato tutto così, molto velocemente. 

Credi che praticare questa disciplina abbia in qualche modo influenzato il rapporto con il tuo corpo?

Sì. Nel corso degli anni mi sono resa conto di quanto mi abbia influenzata. Ha senz’altro cambiato il modo in cui mi sento rispetto al mio corpo, ed in meglio. Non solo ti spinge a superare i tuoi limiti, ma nel praticarla smetti finalmente di ossessionarti su cose come rotondità, imperfezioni o cellulite e inizi davvero a concentrarti su ciò che il tuo corpo è in grado di fare, insegnandoti ad accettarti per come sei. E il corpo può fare cose incredibili sul palo. Vale per tutte e tutti! È una disciplina che richiede anche molta forza mentale, stimola la pazienza e la perseveranza. Anche solo abituarsi all’attrito tra la pelle e l’acciaio non è piacevole, ma piano piano ci si arriva, e non si è soli!
Durante le lezioni infatti, ci si trova con persone allo stesso livello con le quali si affrontano le medesime sfide. L’atmosfera è sempre meravigliosa, positiva e di grande supporto reciproco. È un aspetto molto speciale quello di poter celebrare i propri miglioramenti ed il raggiungimento di nuovi obiettivi all’interno del gruppo.

 

Da quando pratichi questa disciplina ti sei mai scontrata con il pregiudizio degli altri?

Sì. Esiste questo stereotipo secondo il quale chi pratica Pole sia di base una stripper, che poi in realtà non ci sarebbe assolutamente nulla di male. Si tratta di due cose diverse. Quello che le persone non comprendono è che si tratta di uno sport, ma può essere anche molto sensuale. Certo, all’inizio si trattava di una disciplina poco diffusa, raccontata forse solo nei film, che ne hanno influenzato la percezione generale associando la Pole alla Lap Dance. Oggi però è sempre più diffusa, le persone si sono incuriosite, sono sempre meno giudicanti e sempre più open minded a riguardo.
Per me la Pole Dance è danza, ma una danza che avviene nell’aria. È un modo per esprimere se stessi e condividere la propria storia. Ci sono moltissimi stili e infinite forme da esplorare, ed è questo che amo di più!

Parte dell’insegnamento è trasmettere buona energia alle tue allieve, ma tu come ti prendi cura di te stessa e del tuo equilibrio mentale e fisico?

È vero, offro molta energia, ma ne ricevo altrettanta. Vedere le mie allieve imparare ed evolvere per me è energia pura! Ovviamente ci sono giorni in cui mi sento scarica e non ho voglia di allenarmi, quando succede, cerco di ascoltare il mio corpo e di prendermi cura di me stessa coccolandomi un po: mi sveglio con più calma, vado a comprare i fiori al mercato, bevo un buon cappuccino e mangio una brioche, leggo un libro…piccoli momenti di felicità. Spesso cammino. Infilo le sneaker e passeggio, senza programmi, senza meta, semplicemente cammino.

 

Cos’è per te la femminilità ?

È qualcosa che non arriva da fuori, ma proviene da dentro. È una sensazione, profondamente legata al rapporto che abbiamo con noi stesse. È una luce che brilla, ognuna di noi ce l’ha e la esprime diversamente.


Costanza Starrabba

Illustratrice

Con le sue illustrazioni Costanza indaga il corpo femminile, lo accoglie, lo esplora. Nel suo universo metafisico, le regole di luce e prospettiva si annullano, lasciando che affascinanti e sinuosi volumi riempiano lo spazio. La sua grammatica visiva ci ricorda che cos’è la libertà: libertà creativa, libertà di essere se stessi a pieno, libertà di amarsi in tutte le forme. Libertà di esistere.

 

 

 

Costanza in tre parole: un profumo, un colore, un sapore.

Ambra, trovata per caso tanto tempo fa dentro una scatolina di legno, me ne sono innamorata.
Il verde acqua perché è un colore composto e complesso da ottenere, al di là di ciò che forse si immagina: poco blu, un pò di giallo, tanto rosso. Un sapore, quello dei fichi: semplicemente, sono buoni.

Come nascono le tue illustrazioni?

C’e una grammatica nel mio lavoro, composta da cose che mi rimangono impresse a livello inconscio.
Scarpe con il tacco e forme femminili, bocche, occhi, fiori, vasi, forme che occupano e riempiono lo spazio, sono per me molto affascinanti da riprodurre. Mi piace osservare il modo con il quale queste forme si relazionano tra di loro, poggiandosi le une sulle altre, ed esplorare i loro punti di contatto. Dove cade un’ombra, come s’increspa una superficie… Una grammatica a metà tra fisico e metafisico

Cosa dice di te il tuo modo di disegnare?

Al centro del mio linguaggio risiede una profonda analisi del corpo femminile. Un’indagine sui corpi e sull’estetica delle forme ed il loro rapporto con lo spazio.
Io ho sempre odiato la prospettiva, non l’ho mai veramente capita, così come non sono mai riuscita a traslare correttamente il rapporto ombre e luci. Ma quando sono stata io a cambiare la prospettiva con la quale guardavo le cose intorno a me, la mia estetica ha preso forma trasformandosi in un linguaggio libero da regole di costrizione e realismo. Nel mio lavoro racconto un altro universo, nel cui spazio ombre e luci si combinano liberamente, magari arrivando da sette punti diversi. Un gioco di deformazioni che va oltre il principio prospettico. E forse, tutto questo racconta bene del mio bisogno di libertà. Libertà creativa.

Che rapporto hai con il tuo corpo?

Complesso. Vado a fasi alterne. Ci sono punti del mio corpo che a volte amo, e a volte no. Il corpo femminile cambia continuamente, e forse è da qui che nasce il mio desiderio di esplorarlo, per comprenderlo meglio, e disegnarlo. Il modo in cui vedo me stessa influenza molto le mie illustrazioni.
È un rapporto che riassumerei così: Non mi piaci, ma mi piaci, perché per poterti disegnare devo capire bene come sei fatto.

Qual è la parte di te che ti piace di più?

Il seno, lo sterno, le spalle, le mie braccia.

Cosa ti fa sentire viva?

I rapporti umani. Lo scambio, il confronto. Ma anche il rapporto con me stessa e la capacità di dimostrami che sono in grado di fare dei grandi cambiamenti, di elevarmi umanamente e professionalmente, accogliendo il cambiamento e le metamorfosi che la vita ci chiede di mettere in atto.
Prendere coscienza del cambiamento come un processo di continua evoluzione e crescita, questo mi fa sentire viva, mi da la spinta.


Greta Futura

Digital Creator & Founder of Mulieris Magazine

Greta è forza gentile, e la dimostrazione che anche le idee più istintive ed embrionali se nutrite da passione e fiducia possono trasformarsi in qualcosa di bellissimo e concreto. Come il progetto Mulieris, magazine indipendente fondato insieme a Sara Lorusso, che valorizza il lavoro di donne, artiste e creative, incentivando il dialogo attorno a temi come l’uguaglianza di genere. Anima poliedrica, che Greta si trovi da un lato o dall’altro della macchina fotografica, il suo discorso cerca sempre di andare oltre la semplice componente estetica.

Greta in tre parole: un profumo, un colore, un sapore.

Il sapore del the, lo bevo costantemente, mi aiuta a rilassarmi sopratutto quando lavoro. Tra i colori, il rosso, intenso e deciso, quando lo indosso mi sento me stessa. Un odore, è quello del limone: da sempre ne mangio moltissimo e sono abituata a sentirne l’odore amarognolo della buccia sulle mani.

Fotografa, modella, editor come racconteresti quello che fai?

È una domanda interessante, e la stessa che spesso mi pongo anche io. Di solito rispondo che sono una persona “trattino”. Faccio molte cose diverse, ma forse si possono riassumere dicendo che lavoro con l’immagine e la rappresentazione del corpo, che sia il mio, quando poso come modella, quello di qualcun altro quando lavoro come fotografa o nel contesto del dialogo che portiamo avanti con Mulieris a metà tra moda e arte. Che sia dietro o davanti alla macchina fotografica la mia riflessione va sempre oltre la componente puramente estetica.

Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata nel campo artistico?

Sin da quando ero piccola ho mostrato un’inclinazione creativa, che fosse pittura o fotografia. Ma non ho mai creduto veramente di poter avere un futuro nell’arte o nella moda, tanto che al momento di scegliere il liceo, pur sognando di fare l’artistico, mi sono iscritta ad un indirizzo che ritenevo essere più “strutturato”: scienze umane. Ma non ho mai smesso di fare fotografie, all’ultimo anno mi capitava di saltare moltissime lezioni per poter lavorare come fotografa; e forse quello è stato il momento in cui mi sono resa conto che sarebbe potuto divenire qualcosa di concreto.

Come nasce il progetto Mulieris?

Il progetto nasce in modo molto intuitivo assieme a Sara Lorusso, mia amica e compagna di corso all’università. Io ero in un momento particolare, forse proprio quando si è alla ricerca di se stessi, si creano le cose più belle ed interessanti. Le dissi che mi sarebbe piaciuto creare qualcosa che promuovesse le donne creative, magari una piattaforma online… era un’idea davvero embrionale che però riassumeva una necessità comune. Il primo passo fu aprire un account Instagram nel quale ogni mese veniva proposto un tema e condiviso il lavoro delle artiste che si proponevano di lavoravi sopra. Il progetto per un breve periodo è stato declinato anche su un sito online prima di assumere una forma cartacea.
Il numero zero “Shapes”, stampato in sole 100 copie, è stato un numero di prova, ma il riscontro talmente positivo che ci ha dato la spinta per dare una forma sempre più concreta al progetto. Mulieris diviene così un magazine bi-annule. Oggi, siamo al secondo numero “Shame” e stiamo lavorando al terzo, in uscita a Dicembre.
Sarà leggermente diverso perché caratterizzato da due temi contrapposti: “Drive e Stop”. Volevamo indagare cose ci spinge e ci ispira nel fare ciò che facciamo e cosa invece ci frena, ci inibisce dal farlo.

Cosa significa per te essere una donna oggi?

Significa iniziare ad imporsi in modo più deciso e osservare quali sono i risultati delle rivendicazioni che sono state portate avanti negli ultimi anni. C’è un lavoro collettivo in corso, che pone l’accento su situazioni che devono assolutamente cambiare. Abbiamo imparato a dare un nome a ciò che non è più socialmente accettabile. Oggi, essere donna significa continuare a combattere, nonostante sia paradossale dover usare un termine comunemente associato alla guerra per rivendicare la possibilità di esistere in pace e di educare la coscienza collettiva.

Come ti prendi cura di te stessa e cosa ti fa sentire bene?

La verità è che faccio molta fatica a prendermi cura di me stessa. Se uno dei miei migliori pregi è quello di prendermi costantemente cura di ciò che ho intorno e delle persone che mi circondano, dall’altro questa attitudine mi porta spesso a trascurarmi e sentirmi priva di energie. Il modo in cui cerco di riequilibrarmi è imparare a dire anche dei no e concedermi delle pause, sopratutto per scrivere, per me molto terapeutico. Ho ricominciato a nuotare, una delle poche cose che mi aiuta a staccare e sfogarmi.

Cos’é per te la femminilità?

Per me è cura, verso se stessi e gli altri, è forza e determinazione. È anche grazia, una parola che per me ben racconta di una delicatezza che nasce dall’essere forti senza aggressività.


Gaia Venuti

Business Woman & Creative Director

“Se mi arriva un’idea è perché deve essere sviluppata.”

Grintosa e affabile. Gaia ha seguito il profumo del vento. Il profumo della libertà facendo esattamente ciò che la rende felice. Dando forma a idee come Bahama Mama, luogo dedicato al benessere, alla cura di sé e degli altri. Un ambiente curato nei dettagli, negli oggetti e nei colori, che diviene precursore di quello che sarà il percorso di Gaia nell’interior design con Gaia Home Project. Un’esperienza di restyling dell’ambiente abitativo, ma anche una casa speciale in Grecia, dove accoglie amici e viaggiatori. L’uso del colore è forse il filo conduttore del suo linguaggio creativo che ha saputo trovare la strada per esprimersi anche nella gioielleria con Eroine999.

Cos’e per te la bellezza?

È uno stato mentale. È sentirsi vivi, iberi e potenti di poter ottenere quello che si vuole.

Gaia in tre parole: Un profumo, un colore, un sapore

Un profumo per me è il profumo del vento. Anche se non ha un vero e proprio odore è qualcosa che mi ricorda la libertà. Mi ricorda ogni giorno di essere esattamente quella che sono, e che posso essere dove voglio. Un colore, è il verde, mi ricorda la natura, la campagna da dove vengo. Un sapore è il piccante, in cucina, e nella vita.

Ti esprimi in tanti campi diversi. Qual è la parte del processo creativo che ami di più ?

La parte che amo di più è dare forma alle molteplici idee che ho in testa. È nel tentativo di incanalare le immagini che ho nella mente che nascono i progetti. Se mi arriva un’idea è perché deve essere sviluppata, il baco di seta che diviene farfalla. Questo per me è il processo più interessante.

Come nasce Eroine999?

Nasce perché avevo voglia di tornare a quando ero bambina. A quando guardando i gioielli di mia mamma mi dicevo, prima o poi gli avrò anche io. Nasce così, dall’idea di ritrovare una femminilità un pò più audace. Riportare in vita i sogni di quando ero piccola.

 

 

 

Un consiglio a te stessa.

È un consiglio che mi diede mio padre quando ero piccola e che tuttora porto con me ripetendolo come un mantra: Fai quello che ti rende felice. Se quello che fai non ti porta felicità, non è la strada giusta. 



"FANTAGIRLS"

FANTAGIRLS

LOVE YOURSELF AND TRY YOUR BEST TO CELEBRATE INCLUSIVITY.

We’ve been working on this for years and that’s our goal.
Build a real community through our vision and values is what gives us strength to go on.

Thanks #fantagirls for supporting us 💌

FANTABODY presents
A film by Carolina Amoretti & Sofia Atzori
Title design Silvia Pisani
Thanks to Anna Daprelà, C41, Hunter Fashion Magazine, Bea Amoretti
Fantagirls: Alice Manfroni, Giustina Guerrieri, Valentina Favaro, Chiara Ianni, Francesca di Ceglie , Naomi Oke, Maria Elena Scova, Natalia Resmini, Angelica Picco, Diletta Luchi, Margherita Castoldi, Carlotta Vagnoli, Giulia Alleonato, Caterina Grieco, Gaia Galizia, Greta D’Addetta, Henriqueta Helena Pedro Mendes, Samantha Daichendt, Joana Gandola, Laura Sofia Murillo, Lina Giselle Murillo, Patricia Martinez, Latifa Coulibaly, Julia Beo, Anna Daprelà, Sara Kaufman, Matylla Kone, Amelyn Rabilas, Mariasole Bertelli, Amantha Aluth Muhandiramlage, Leyla Degan, Greta Langianni, Emmagiulia Caporali, Kimberly Fua, Valeria Marilli, Miriam Fahim, Adele Tonelli, Stefania Ferri, Matilde Crugnola, Arlyn Santos, Lin Lin


"BODY.CONFY.DANCE"

BODY.CONFY.DANCE

FEEL FREE AND LET YOUR BODY MOVE

Follow your Body Impulse. Feel the energies around you and start to move ! Your encouragement make us feel strong and united, we won’t stop dancing as long as we have something to tell you.
Winner of Milano Fashion Film Festival, the Short movie directed by Enea Colombi with the creative direction of Carolina Amoretti (founder of Fantabody) is a tribute to dance styles and body movement as a form of comunication.
Produced by “Velocissimo - Bmovie “ and styled by Yosephine Melfi the project was fully realized in the coolest Milan envoirment.
The street casting of the dancers combined professional talents and street dancers. All of them wear the spring summer 2019 collection, Body_Confy_Dance.

Directed by Enea Colombi
Art Direction by Carolina Amoretti
Produced by Velocissimo / B-movie
Sound by Marco Lvnar Ferrario
Styling by Yosephine Melfi
Make-up by Serena Congiu
Title design by Silvia Pisani
Art direction Assistant: Sofia Atzori
Assistant Camera: Giuseppe Torsello
Mua assitants: Cinzia Trifiletti; Genny Cecchini
Photo Assistant: Christian De Luca
Costume stage assistant: Veronica Elcino
Styling assistant: Valentina Rixio


FANTAGIRLS X MECNA

FANTAGIRLS x MECNA

FANTAMECNA

In occasion of the new album we collaborated with Mecna and Frah Quintale
for the official video of "Tutto Ok" single directed by Enea Colombi.

For this special collaboration we involved once again our
#fantacommunity and created a new #fantabody.

WATCH THE VIDEO

 

THE SPECIAL FANTABODY CREATED FOR THE VIDEO

ALSO BECAME MECNA'S OFFICIAL MERCH

SHOP NOW

 


HUNTER FASHION MAGAZINE ISSUES 36

UNITED BODIES OF FANTASY

Editorial for Hunter fashion magazine By Carolina Amoretti


BODY SERIES AW18 BY GABRIELE ROSATI

Ph and art direction – Gabriele Rosati
Styling – Ginevra Menon
Model – Beatrice Vesprini
MUA – Chris Sigwarth
Special thanks to @polaryscollective


FOLLOW YOUR FLOW

A special project by Fantabody.

In occasion of the new website launch, Fantabody invites you to discover the new Project “Follow your flow”.

Every woman has her rhythm, an energy that moves inside her; let yourself be seduced by music, follow your instinct, feel free to express yourself, without conditioning. Listen to your body which will show you the right way to follow: it is never wrong.
Find your energy and get it out! This is your goal!


"FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM" with VOGUE.IT

"FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM" with VOGUE.IT

FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM is a project  by Fantabody in collaboration with Vogue Italia.

The photographic project made in collaboration with Giustina Guerrieri, a young communication specialist who had always an interest in voicing real stories whilst exploring the boundaries of femininity.

An ode to the female body, regardless of its shape and skin colour. A research that promotes diversity as a starting point for addressing topics such as disability or immigration, which are approached with an inclusive, curious and prejudice-free attitude. Portrayed in her seductive uniqueness, every photographed subject has the opportunity to tell her story and reveal her nature with pride. An all-female collaboration where the protagonists are shot by selected female photographers and interviewed in the form of an intimate exchange of anecdotes and experiences.


The project is published monthly on Vogue.it.


HALEEMA BHAROOCHA  BY COLLETTE WYLIE

“I am a Gen Z changemaker and f. I am dedicated to serving my community and I am currently the Advocacy Director at Alliance for Girls which is the largest regional network of girl-serving organizations in the US. As a young woman, I have first-hand experience of how sexist cultural norms and policies limit the potential of girls. My story is just one of many. At my organization, we hear these stories in our research. We work with youth researchers to understand these stories so that we can address their needs through collective advocacy with our membership. Our #GirlsPolicyAgenda advocates for gender-based violence prevention and intervention policy, data collection on the needs of girls, and budgets that increase funding to support girls and gender-expansive youth.”


EMMA MURENGO BY ANNE SOPHIE GUILLET

“I’m Emmanuelle, 27, from Brussels, Belgium. Both of my parents are from Burundi but I’ve lived most of my life here in Brussels. As a black trans woman, I am in the intersectionality of three minorities. While growing up, I could first witness this kind of issue through the eyes of my elder sisters. As we lived in Africa, we grew up with imposed European beauty standards. As I saw them playing with their blond and blue eyed dolls, the process of interlacing the wrong idea of beauty apparel often along with self-hate (the feeling of not having the “right” hair, the “good” skin or body type. “


BENEDETTA BY ARIANNA GENGHINI

“I am Benedetta, I am 26 years old and I am originally from Puglia but I moved to Novara since I was 12 years old. At the moment I work at Ermenegildo Zegna and I am following a course as a modiste as I would like to undertake an advancement in my career. This year has been a very difficult year for everyone, and although I still managed to get some satisfactions like becoming a union delegate at work, there are other projects that I was forced to give up temporarily, such as having a baby with my partner.”


MISUNGUI BORDELLE BY LUDOVICA ANZALDI 

“My name is Misungui, I’m a sex worker, I perform in feminist and queer porn and I also perform on stage as a shibari artist, my daily job is to be a Dominatrix and I am a sex educator so I organize workshops about pour bodies and sexualities. I was studying gender and I decided to do my reserch on feminist porn so I start to meet a lot of women who did stuff about feminism, body, sexuality… and at a point I realize that i was not just interested to Study this subject, like a scientiste, i wanted to experiment, to leave it. So i did it!”


CHERYL SHAW BY LUCE LAPADULA

“My name in Cheryl, aged 34 from the United Kingdom. I am a full time mother of two boys aged 12 and 4. I love being a mom, My children are my life, everything I do is for them.  I have a passion for cooking and physical activities such as the gym which helps me with my overall physical and mental health. Reading  has also become one of my favourite hobbies as it  helps me to stay focused. Alongside my motherly duties I am a diverse model and self love advocate. I like spend time encouraging others to love themselves and increase their confidence through campaigns, projects and photo shoots that I have been involved in. After suffering with confidence issues being able to change the lives of others though  my story is so important to me.  I have set up an organisation by delivering workshops to help young men and women with confidence and self love also helping  and encouraging them to change the mindset about how they think negatively about their own body imagine and learning to accept other people now many their differences.”


ZUZU BY MARIA CLARA MACRÌ

“I’m Giulia but I almost always prefer ZUZU. I am a 24 year old cartoonist, illustrator and incurable playful person. I am a capricorn with gemini rising, so i want everyone to take me seriously except me. I hardly believe in anything, only in bonds and intuitions. Comics, like any other art form, serve to tell stories. And for me, telling stories means taking a few steps back from yourself, looking out. This operation allows me not to feel any shame, no sense of inadequacy even when I reveal confidential parts of myself. For this reason, getting naked has not cost me much effort, because my story, my life is like my notebooks, nobody will see them, but without it I would have nothing to tell. For almost all my life I have fought with a fact: I am a shameless person, who does not understand the sense of decency, of demeanor, of mystery as an end in itself. Since I allowed myself to admit this truth a knot of pain and frustration has melted away, and I’m happier.”


LUCY BEALL BY GUEN FIORE

“My name is Lucy Beall, I am twenty-one and am currently a student at the University of St. Andrews, in Scotland, but am originally from Texas. I am doing a joint degree in History of Art and Classics, specialising in Early Medieval art and Roman British Archeology. Before St. Andrews, I had the pleasure of studying in London with Sotheby’s institute of Art and Birkbeck College. I missed so much school as a child due to my condition, but those days staying home from school were the most valuable of my life. I owe all that I am now to them. Although I could not control what happened to my body, what it became or what it did, my condition could not touch my ability to learn. As a child I decided to let that take me as far as I could. I am an academic at heart, and hope to one day continue my work in auction houses in London, or work in museums. I take pride in my work, and enjoy talking about it in order to challenge the stigma that those with disabilities are unable to have careers or an education.”


TRISTA MCGOVERN BY TRISTA MCGOVERN

“My name is Trista McGovern. I am a photographer, editor, artist, and writer based out of Minneapolis. Lately I have been focused on promoting awareness and education about ableism – especially disability and sexuality. I have been using my personal life experiences as an example for people to learn from. Within my photographic work, I love photographing anything that is about humans being humans, especially vulnerably intimate portraits, body studies, social series, and lifestyle portraits. Outside of my passion for photography and social issues, I spend a lot of time with people I love and connecting with others. Building community and unlearning ingrained societal issues/systems has been a huge theme of my life this year. From a small Wisconsin town to getting my Bachelor of Fine Arts in photography up until now, I have always prioritized growth personally, creatively, interpersonally, and professionally. At 27 years old, I have reached a point of wanting to share my experiences with people and have been increasingly excited for all the future projects I am currently working on and planning to do too.”


RAYA MARTIGNY BY MARIE DETENUILLE

“Im Raya, a 23 years old trangender women, I live in Paris but I come from a french volcanic island in the middle of the Indian ocean, called “La Réunion “; I grow up there and I move to Paris at 17 years old to find a way to construct my identity and future without no one to stop me. I’m a model, an artist and my work turns around love and passion that I discovered with people I meet everyday in my life. I just realized that my body didn’t correspond to my soul when I decided to leave my parents’ place at 15 years old; I felt breathless, I knew I could not really identify myself with someone else on that small island. Since childhood I realized that people would always try to hinder my choices, that they would try to stop me. The fact of having realized this since I was very young has perhaps tempered me and helped me to overcome a lot of horrible situations, because people can be really rude! Fashion makes me feel beautiful and confortable with myself, inside and outside; With fashion I feel I can make a real contribution, because by sharing my image and what I am I can help other people in a condition of discomfort to feel free.”


BIANCA STURCHIO BY JOCELYN LEE

“I am a 28-year-old disabled artist and student living in Portland, Maine in the US. I have disabilities, which I never refer to as “problems.” I was born with a congenital disorder called cerebral palsy (CP), which, for those who are unaware, is a condition that occurs from extensive trauma to the brain, and is believed to most frequently occur during or shortly after childbirth. I try my best to maintain a deep understanding and appreciation for my body despite my physical and mental experiences, and I think the journey between my internal and external self is going to be something I continue to confront for a long while. I live in a social climate that continually reinforces the idea that my body is “wrong” or “undesirable” or a “problem to be fixed.I represent my femininity by engaging in activities that make me feel proud, smart, kind, confident and resilient. My femininity is observable in the way I stand up for what I believe in, and how I genuinely care for others.”


KIMBERLY BY SOPHIE MAYANNE

“Hello everyone, I’m Kimberly, I’m 15. My dream is to go to university and ultimately become a journalist and prove that people with disabilities can be successful,in life. I would love to become an ambassador for the positive promotion of and raising of awareness of albinism through my modelling. In the past I had an internal conflict with myself and my albinism. Despite my mum’s best attempts to educate me and bring me up as a black child I rejected this and identified myself as white. I struggled with role models as I was idolising white pop stars etc causing me to dislike my body shape and cause confusion over my identity. Over time, I have learnt to embrace my albinism and the uniqueness it gives me. I now accept I am a black young woman who has a lack of pigmentation that causes me to appear white! Over the past few years my mindset has changed in as much as I am proud of my albinism and feel that it is influencing my life in a positive way.”


LORENA BY GAIA BONANOMI

“Hello, I’m Lorena, I’ve recently turned 30 and I’m from Bari. I have a degree in literature and  my passion are dogs.When I was 9 I was diagnosed with a tumour to my eye. Just imagine what a trauma that was for a kid. I was always a cheerful, smiling girl full of beans. I remember that around the time of my first communion I had decided to let my hair grow very long: well, day after day, chemotherapy took it all away until I became bold. I remember feeling helpless, wanting to be out enjoying life, which for a 9 year old kid simply means going to school, doing sports, having fun and playing while I had to undergo therapy, blood samples, check-ups even if you don’t want because that’s for your own good. I underwent several cosmetic surgery treatments but none of them worked as radiotherapy had burnt the receiving tissues. That’s why I had to resort to wearing an eye patch.And that’s also the reason why I’d love pharmaceutical companies to produce colourful and fun hypoallergenic patches also for grown-ups, perhaps something with trendy prints and patterns to change and match to the outfit you are wearing. To me being a woman means not being afraid of knowing yourself, including your strengths and weaknesses, but rather having the courage to look inside. Always.”


PATRIZIA MORI BY CLOTILDE PETROSINO

“My name is Patrizia Mori, I am 28 years old and I come from Lausanne, Switzerland. I graduated in economics, I have always been a very dynamic person, a lover of art and sport; needless to say how much I miss riding a bike or dancing! I loved and still love going out with friends, going out for dinner and traveling. One of the things I hate about my current disability is finding more difficulties in being able to travel around the world. If I’m here in a wheelchair now, it’s because my mother shot me in the back about a year ago. I have always had a steel, rebellious and independent character, and the incident has undoubtedly accentuated even more these sides of my character! Perhaps I have become tougher, I would say that simply what happened to me made me realize the importance of not wasting time in life. Especially with people.”


ETSA JAMES BY NICKY WOO


PAULA REY JIMÉNEZ BY MADDALENA ARCELLONI

“My name is Paula Rey Jiménez, I am a professional photographer from Spain living in New York City. I am a photojournalist, and at the moment I work in the marketing department at The New York Film Academy. I like to take pictures, I like to dance, I love music, and I love food, all sorts of food. I enjoy spending time with my family, with my husband and my dog. When I was a child I had a car accident with my family. I was two years old, I don’t remember anything, only from stories that my parents have told me. After a long time in a coma and many many surgeries I woke up like a brand new little girl, I was ok, I just looked a bit different. I don’t think I could understand the feelings that I had at the time. My emotions about this experience have been changing during my entire life. I am a photojournalist, I take pictures, all I want to do is capture the moment, because I know that we will forget one day, but I will have all these pictures to remember. Being a woman is a big sentence, I don’t think I feel different than if I was a boy, I like to be sexy and fun, but I think that’s just as a human being. Once you accept yourself and you accept you as a woman is then that you feel very feminine.”


VERONICA YOKO BY SARA LORUSSO

“Hi, I’m Veronica Yoko and I’m an athlete. The sport that made me compete in many world competitions and that brings me a lot of medals is absolutely my greatest passion, and above all it was my greatest support to win the biggest challenge, the one with myself! I was 15 when, on a day like so many, I was struck by fulminant meningitis. Six months in the hospital, without seeing anyone but my parents, where I slowly saw my body transformation. The most strange moment was when I left the hospital to return to real life … I thought, how will my friends look at me? But it was much easier than I thought: for my friends, for all the loved people, the most important thing was to see me again after a long time, not how much my body had changed! For a while at the beginning I thought :- Why did it happen to me?- But the words of my father were fundamental to make me understand- Sometimes fate tests the strongest people, because they are those able to overcome them!-

Thanks to the sport, the unconditional love of my parents, my friends and my willpower, I overcame all the insecurities, throwing myself headlong into this life full of beautiful things and now, a few years have passed, I feel totally comfy with myself and my body!

I have a very intense life, sport leads me to travel all over the world, I train constantly to get better results. I live in Bologna alone, where I study and go around with my beloved military green Defender car! I have a boyfriend that I love, and I’ll tell you, even in the past I’ve never had any problems with the guys, I’ve always shown myself for who I am from the first moment! I like to go out with friends, make up, and I don’t care if I can not put high heels, I like myself the same!”


MARIA CLARA MACRI’

“Hi, I’m Khareign and I am 20 years old. I’m a singer, song-producer and writer who goes by the name ‘Kah’, that is the word for ‘soul’ in ancient Egyptian. Overall, I have grown up happy with my body and I try my best to take care of it. Growing up around boys make me scared to embrace my femininity. I was always trying to find ways to separate myself from anything that was ‘feminine’ and even created a male alter ego for myself who I named ‘Warren’. But I have learned that feminine energy is simultaneously fierce and delicate. Femininity is not just the color ‘pink’! Femininity to me is strong, nurturing and alluring.”

“Hi, I’m Jamina. The relationship with my body is a complicated, ever evolving love story of acknowledgement, acceptance and gratitude. Having been given this body in this time of history, wherein a woman’s ideas are constantly challenged in terms of beauty standards. I have a scar in my eye which used to bug me a lot, as sometimes, especially in photo’s I look like I am a cross eyed but I have learned to embrace my scars. What really is femininity? It’s different for everyone, but to me it feels like an essence from within. I feel feminine when I put on my favorite sun dress, I feel feminine when I play football, I feel feminine when I am emotional, I feel feminine when I have my period, I feel feminine when I make love!”

“Hi, I’m Lani. I’ve had quite a rocky relationship with my body, I was an elite gymnast from the ages of 8, so through out my teenage years, the most difficult ones, I was very muscular which I hated. In hindsight muscular female bodies are such powerful things but as a teenager constantly being reminder of ‘the perfect body’ in the media it was hard for me. I think from 19 onwards is when I began to fully fall in love with myself, I’ve got to the point now where, yes I might have bad days with myself confidence but they don’t last long at all. My current relationship with my body is really good at the moment. Femininity for me is just a kind of there. I can’t pin point the times when I feel feminine I just kind of happens!”


Cristina Troisi

“So not every female human being is necessarily a woman; she must take part in this mysterious and endangered reality known as femininity. Is femininity secreted by the ovaries? Is it enshrined in a Platonic heaven? Is a frilly petticoat enough to bring it down to earth? Although some women zealously strive to embody it, the model has never been patented. It is typically described in vague and shimmering terms borrowed from a clairvoyant’s vocabulary…” This is what Simone de Beauvoir wrote in her famous “Second Sex” when she tried to explain her concept of femininity and I find myself very much in accord with this idea. I’m Diletta, I’m 25, and I think femininity and female sex are two different concepts, and not always related. I do not believe that the birth of a woman automatically acquires femininity. Feminine are all those characteristics, attitudes, behaviors that characterize you. In my case, for example, I consider irony a fundamental characteristic of my femininity. And with this same irony I learned to laugh of my defects and to live with them.”


Greta Tosoni

“Hi, I’m Valeria and I don’t like my ass. I think it isn’t pretty, or better, I think my ass is a little bit disproportionate to my boobs, even if I find my boobs too big some days. Big boobs could be a bore sometimes! Especially when I run and it happens often to me because I’m always late. Sometimes I think I should be more organized, but I love doing so many things and I LOVE MY SELF also for this!”

“Hi, I’m Adele and I’m 21. I’ve always thought I have quite-wide hips, but all in all it’s ok. I’ve learned to accept my body. In contrast, my biggest problem is that I often lose myself! There are many days that is like I start a mind-trip, as when you listen to music and you are so inside the sound that you lost the contact with reality. My friends say I’m always day-dreaming, but it’s the reason they love me. And the reason why I LOVE MYSELF.”

“Hello, I’m Zoe. Since I was a kid, my legs are my biggest complex. I used to detest them so much that I even thought about doing something to change them and make them straighter, but when I realized that they should have been literally cut up for that, I changed my mind! But then one morning, I just woke up and realized that I could have never been a model. And now, I LOVE MYSELF especially for this!”

“Hi, I’m Maya. I always knew that my body was not conform to the “standard” that current times impose to society. When I was younger it was more difficult because I didn’t feel comfy with my curves, and every one knows how hard is life in teenage. But there was a moment, I still remember well, that I saw my image in the mirror and I thought – Ok, who’s decide what is right or what is wrong?- . I could be thinner but this doesn’t change my personality and who I am. I learned to embrace myself besides my size and I’ve always been very confident when relating with people. I feel beautiful. People always said that I have a lovely and strong attitude. Actually I have my insecurities, but my positive and enthusiastic side is stronger than that. And for this I LOVE MYSELF so much!”

“Ehi, I’m Michela and I’m 20. Since I was a teenager my biggest complex were my little boobs! GOD if they are small! The worst thing is that all the guys always cuddled the girls with the bigger breasts, and I felt excluded and uncomfortable with my body, which seemed like a surfboard! For a while I also thought that when I was growing I would have done aesthetic surgery, but at moment my boobs have remained the same and the only conviction that I have is that guys who just look at boobs or curves of a girl are a fucking idiots and I’m not interested in anything to do with them! And these are the goals of life that makes me LOVE MY SELF.”

“Hi, I’m Adria and I’m 21. Even if many people may think that being a redhead and having lots of freckles is beautiful, for me it has not always been so. When I was a teen I tried to hide my freckles with strange creams and my crazy curly hair were really difficult to handle. But day by day, I understood they actually are my distinctive signs and there is nothing cooler than being recognizable at first sight for something! Now I know that if I ask someone to portrait me, they will immediately sketch my red mass of hair and my freckles and everyone will think: ok, she’s Adria!- That’s cool and lovely! And I LOVE MYSELF for this!”


Carolina Amoretti

“Hi, I’m Josephine.Ever since I was younger, I always knew that I had very “strong” facial features, I could say masculine, and maybe that’s why my personality has somehow adapted to my image, becoming very dominant, even in interpersonal relationships . Nevertheless, as I grew up I learned to pull out my female part. It has always been, I just had to find the right key to get her out, in a very personal way. And I LOVE MYSELF for this!”

“I’m Silvana, I’m 65 years old. Since I was young my biggest complex was the nose, but I always decided not to do anything, because I think it was a distinctive trait of my face. Sincerely, I believe that the most important changes in a woman’s life are not related to a specific physical connotation, but to fundamental events of their own existence. For example, becoming a mother has changed me deeply, it’s as though I was born again with my son. In life I have crossed so many stages, reinventing myself continually. At this age of full maturity I rediscovered my creative vein, devoting myself to craftsmanship. I think this is the great force of myself as woman: to be many things together, and yet always coherent with myself. And I LOVE MYSELF for this!”

“Hi, I’m Joelle. Like all the girls I had a lot of insecurities, I was always looking for an image that conformed to my ideal, often changing hair color or style for example. Yet I was never satisfied! With the passing of time, thanks to my mother’s precious advice, I realized that I was doing everything wrong because true beauty is in being natural. We have to respect what nature has given us because it has perfect codes. Now when I look at my reflection in the mirror, I see myself with my strengths and my defects, and I like it because I recognize myself in it. Valorize and improve yourself always, but change yourself never! And I LOVE MYSELF for this!”


PURPLE DIARY "PURPLE INTRODUCES RUSANDA" October 2017

Rusanda was born in 1996 in Chisinau, Moldova. She became ‘Miss Prometeu’ at the school were she studied, since she played piano and showed her painting, while other girls were just dancing for the ‘talents’ contest.
Since 2014, she has studied and recently graduated in Fashion Styling at Istituto Marangoni in Milan, she is currently working as a freelance model and stylist both in Moldova and Italy, trying to get Moldova understand what a stylist is.
In this video she talks about the differences between Moldova and Italy revealing how a stranger can feel lonely away from its roots and home. At the same time, Rusanda represents a new generation always looking for new incentives, often bored, and hoping for a revealing new trip.

DIRECTED BY CAROLINA AMORETTI AND SALVATORE VIGNOLA

STARRING RUSANDA CERBOTARI
STYLING BY THAIS MONTESSORI BRANDAO